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 La candidatura scomoda di Pietro Ichino

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Dadex
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Dadex

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MessaggioTitolo: La candidatura scomoda di Pietro Ichino   Gio Feb 28, 2008 10:55 am

In un paese che tutela gli occupati a sfavore dei disoccupati ha destato clamore la candidatura nelle liste del PD del giuslavorista Pietro Ichino...
Non capisco perchè in italia la sinistra e i sindacati vogliano continuare a tutelare a tutti i costi anche elementi che questa tutela non la meritano affatto, a discapito di quelli che si rimboccano le maniche e lavorano sul serio...
Riporto qui un articolo di Ichino...del 2006...

Tagli di spesa ed efficienza nel pubblico impiego
Il sindacato e i nullafacenti
di Pietro Ichino


Alla proposta di individuare i dipendenti pubblici totalmente improduttivi e di incominciare a tagliare lì, piuttosto che tagliare sugli investimenti o sui servizi pubblici che funzionano (Corriere, 24 agosto), i sindacalisti del settore hanno risposto, come previsto, con un «no» secco: niente licenziamenti; semmai «mobilità» e incentivi. Però hanno riconosciuto che il problema esiste, e in misura non trascurabile. Questo è già un passo avanti notevole: tutti dunque concordano che nell'amministrazione pubblica c'è una quota rilevante di nullafacenti.
Allora, che cosa intende fare di questi nullafacenti il ministro della Funzione pubblica? Continuare a voltar la testa altrove e a pagar loro lo stipendio a tempo indeterminato, mentre si taglia sulla spesa utile e sugli investimenti, sarebbe oggi intollerabile: non dimentichi, il ministro, che non si tratta dei lavoratori deboli e poco produttivi, ma di persone che non fanno proprio nulla, non ci sono e quando ci sono è come se non ci fossero; una categoria che alligna solo nel settore pubblico. È giusto ascoltare con la massima attenzione quel che dice il sindacato, ma nella materia di sua competenza, cioè in quella della protezione dei lavoratori; i nullafacenti, per definizione, non sono lavoratori.
Esaminiamo, comunque, le tesi dei sindacalisti su questo problema. La prima: licenziare non si deve, mai. Ma non sono forse licenziamenti anche i prepensionamenti di impiegati anziani che il governo sta studiando in questi giorni, con il tacito consenso degli stessi sindacalisti? E licenziando gli anziani, non si rischia di privare indiscriminatamente gli uffici pubblici di competenze talvolta preziose e insostituibili? Se ridurre gli organici bisogna, non è meglio incominciare con l'impiegato totalmente improduttivo, riservandogli per due o tre anni un trattamento di disoccupazione pari alla pensione anticipata che verrebbe data altrimenti all'anziano produttivo, e ovviamente verificando che non abbia un'altra occupazione nascosta e che sia davvero disponibile a un'occupazione regolare? Veniamo alla proposta alternativa della «mobilità ».
I sindacati del settore pubblico fino a oggi si sono sempre opposti in modo fermissimo a qualsiasi trasferimento autoritativo di dipendenti pubblici: la «mobilità» che essi propongono è solo quella «volontaria ». Ma questa non risolve il problema: nessun impiegato nullafacente ha mai acconsentito a trasferirsi in un ufficio dove si deve lavorare sul serio. In molti casi, poi, anche il trasferimento autoritativo non risolve il problema: per esempio, se un professore non insegna, perché ha altre cose da fare o perché non conosce la materia che dovrebbe insegnare, trasferirlo altrove significa soltanto infliggere il danno ad altri studenti. I sindacalisti del settore pubblico sostengono poi che il problema potrebbe essere risolto con gli incentivi economici. Tutti noi, però, conosciamo la determinazione con cui loro stessi hanno sempre perseguito gli aumenti salariali indifferenziati e hanno di fatto impedito l'attivazione di sistemi retributivi capaci di premiare impegno e produttività.
È comunque evidente che non può essere un premio di produzione a sradicare il fenomeno dei nullafacenti. A me sembra che la sola soluzione efficace sia quella a) di un organo indipendente di valutazione che individui i nullafacenti, almeno quelli più smaccati (operazione relativamente facile); b) di una norma che stabilisca nella massima inefficienza e inutilità il criterio prioritario di scelta da applicare per la riduzione del personale pubblico, incominciando dai dirigenti; c) diunprocedimento giudiziale nelquale il giudice, quando annulli un licenziamentoimpugnato, accerti altempostesso chi altro debba essere licenziato secondo la corretta applicazione dei criteri stabiliti, previa, ovviamente, chiamata in causa del nullafacente interessato, a garanzia del suo diritto di difesa.
Questa soluzione ai sindacati del settore pubblico non piace? Ne propongano un’altra;manon le chiacchiere che si sono sentite fin qui: una soluzione vera, incisiva, efficace. Certo, per essere efficace qualsiasi soluzione comporterà maggior rigore in un sistemache per decenni è stato intollerabilmente lassista. D'altra parte, la lotta alle rendite—comesi è appenavisto nella vicenda del decreto Bersani — qualche durezza la richiede («la rivoluzione non è un pranzo di gala»). E la posizione di rendita dei nullafacenti del settore pubblicononmerita indulgenza maggiore rispetto a quelle, tutto sommato meno costose per la collettività, dei tassisti edi alcune categorie di liberi professionisti.
Da una parte c'è l'interesse dei nullafacenti a continuare a godere della rendita che finora è stata loro assicurata; dall'altra c'è l'interesse della maggioranza dei lavoratori pubblici—quelli veri—a una retribuzione adeguata, l'interesse dei precari a uscire dall'apartheid cui sono stati finora condannati, l'interesse della collettività a non veder tagliare gli investimenti necessari per lo sviluppo economico del Paese. In questo conflitto di interessi i sindacalisti del settore pubblico da che parte stanno?

29 agosto 2006


Io un idea sul motivo per il quale i sindacati tutelino certi parassiti me la sono fatta... perchè tra questi ci sono molti sindacalisti... Bisognerebbe piuttosto dare un premio a tutti quelli che nella pubblica amministrazione si rimboccano le maniche per mandare avanti la baracca ( che poi è il loro dovere... ) , per renderla almeno un minimo efficiente, invece no... si tutela chi non fa nulla ed anzi chi si da da fare è spesso vittima di ritorsione perchè in questo modo rende ancora più evidente l'improduttività di chi lavora onestamente.

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MessaggioTitolo: Re: La candidatura scomoda di Pietro Ichino   Gio Feb 28, 2008 3:51 pm

Concordo pienamente, però bisogna dire che non tutti i sindacati sono uguali per fortuna, perchè recentemente la CISL ha chiesto che la possibilità di licenziare in tronco lavoratori sorpresi in flagranza di certi reati venga estesa a tutto il settore pubblico, e mi sembra un mezzo passo avanti.
Comunque colgo l'occasione per parlare dell'anteprima del programma della Sinistra l'arcobaleno presentata in questi giorni,in particolare dei primi 3 punti che riguardano più da vicino il mondo del lavoro:

1) Dignità e diritti nel lavoro: per la sicurezza sul lavoro serve una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in otto ore e l'approvazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.
2) Lotta alla precarietà: trasformazione in tempo indeterminato dei contratti dopo 36 mesi, superamento della legge 30, rafforzamento dell'articolo 18.
3) Salari e fisco: retribuzione minima di 1000 euro, aiuti indiretti ai giovani per 2500 euro annui, recupero dell'inflazione reale, aumento delle detrazioni, tassazione delle rendite finanziarie al 20


Il primo punto fa capire il perchè il settore pubblico non brilli di efficenza: il lavoro non viene considerato come produzione di ricchezza da poi redistribuire, ma semplicemente come una perdita di tempo in cambio della quale ricevere uno stipendio, senza considerare che lo stipendio non cresce sugli alberi e da qualche parte dovrà pur uscire.

Il secondo condanna i precari ad essere licenziati dopo 35 mesi, non risolve assolutamente nessun problema riguardo al mondo del precariato; per quanto riguarda la legge 30 (Biagi) vorrei capire cosa significa "superamento"...abrogarla? migliorarla? chissà... Non si chiariscono le idee agli elettori. Sull'articolo 18 si preoccupino piuttosto del fatto che i sindacati e i partiti politici sono i primi ad esserne esonerati nell'applicazione, facile imporre le leggi agli altri esonerando se' stessi, troppo facile...

Terzo punto, la retribuzione minima fissata per legge è semplicemente ridicola, anche perchè i CCNL già prevedono un minimo contrattuale se non sbaglio; 2500 euro ai "giovani"...chi stabilisce fino a che età si è giovane? E poi a che titolo verrebbero dati questi soldi? ; Recupero dell'inflazione reale: già avviene in base ai dati forniti dall'unico ente preposto al calcolo dell'inflazione, cioè l'ISTAT; Auemento delle detrazioni chissà che vuol dire? Quali detrazioni? Aumento di quanto? Boh; La tassazione delle rendite finanziarie al 20 è un discorso complicato che va affrontato in modo meno superficiale.

Non credevo fosse possibile, ma questo programma è più demagogico del contratto con gli elettori di Berlusconi...

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MessaggioTitolo: Re: La candidatura scomoda di Pietro Ichino   Gio Feb 28, 2008 5:12 pm

Mi rincresce dirlo, ma la sinistra massimalista in Italia è rimasta bloccata al passato, alla lotta di classe, alla tutela di chi il posto di lavoro ce l'ha senza pensare a chi nel mondo del lavoro deve ancora entrare, e magari vedi il suo posto occupato da persone improduttive che passano 8 ore a scaldare la sedia a spese della comunità... Hanno anche perso di vista l'idea del socialismo secondo me, per stare bene tutti bisogna darsi da fare , non rubare il salario.

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